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dal 16 al 19 dicembre l’adattamento di Michele Di Mauro

Di Jon Fosse
Adattamento e regia Michele Di Mauro
Con Pasquale Di Filippo e Silvia Giulia Mendola
Scene e luci Lucio Diana
Bande sonore Elvis flanella
Musica originale Mimosa Campironi
Assistente alla regia Livia Castiglioni
Fonico Davide Marietta
Produzione PianoinBilico e Gecobeventi

Un uomo d’affari incontra una giovane donna spettinata in un parco, in un incontro che cambierà le loro vite per sempre. INVERNO è una 𝘢𝘵𝘮𝘰𝘴𝘱𝘩𝘦𝘳𝘪𝘤 𝘮𝘦𝘥𝘪𝘵𝘢𝘵𝘪𝘰𝘯 sulle relazioni, in cui il linguaggio poetico ed enigmatico di Jon Fosse dipinge un ritratto di due persone che cercano, a modo loro, di fare la differenza nella vita dell’altro.

Note di regia di Michele Di Mauro
Cosa m’interessa di INVERNO e mi muove verso la sua messa in scena?

Un’economia verbale che contiene invece, sempre, un ampio ventaglio di possibili interpretazioni, di variabili, di significati. Una ricchezza nascosta dietro ritmo e forma. Addirittura dietro il “senso” stesso delle parole. Delle frasi.

I livelli comunicativi, che passano continuamente tra il detto e il non detto, ma che trascinano dietro se stessi un Terzo Livello, da valutare, che è quello che matura nella testa dello spettatore. Una sorta di sottotesto che si forma un attimo dopo quello Stanislavskiano e che è la somma, appunto, delle derive possibili. E’ come se anche i personaggi stessi, fossero sempre spettatori del succedere. Nello stesso istante sia Pedine che Giocatori che le muovono.

L’apparente semplicità del tutto.
Sì. Se si cade in una lettura frettolosa, sembra tutto semplice: luoghi, rapporti, circostanze, storie, sentimenti. Ma dietro questa scarnificazione degli orpelli testuali e scenici, continuo a percepire invece, dopo alcune letture più puntuali, una complessità struggente. Come quella di certi pensieri quando ricostruiscono la vita, al bordo della notte. Ecco: è un invito, alla semplicità, quello che mi arriva, infine: come dire che “già riuscendo a tradurre i segni costanti, di una grammatica “sensuale”, avremo fatto dei passi importanti, in una dimensione “dialogica”. Anche nella vita, mica solo in scena!

La mancanza di livelli metaforici.
Sì. Niente simboli e niente metafore. E’ questo, che mi pare mi chieda la scrittura di Fosse, per essere potente. Penetrante. C’è una schiettezza culturale, nelle sue pagine. Un attacco all’ambiguità (come fosse quasi un grande difetto che l’altro secolo ci ha lasciato in eredità e di cui dobbiamo sbarazzarci).

La possibilità. La chance. L’opportunità.
Ecco. Sì. Di questo “INVERNO”…mi attanaglia lo spirito aperto verso il possibile. Verso il cambiare. Tutto. E forse…senza neanche troppi drammi. Come dirsi: “a qualsiasi età, abbiamo un passato e un futuro”, per cui…tutti i giorni sono il preludio al DOMANI. E di questa notte che divide l’OGGI al nuovo OGGI, dobbiamo occuparci con cura. Con serietà. Con ironia. Con forza.

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