SOFIA – dal 14 marzo al cinema

In Marocco, l’articolo 490 del codice penale prevede da un mese a un anno di reclusione per le relazioni sessuali al di fuori del matrimonio. È intorno a questa spada di Damocle che si sviluppa il racconto sfaccettato di Sofia, il primo lungometraggio di Meryem Benm’Barek : un ritratto delle classi sociali e dell’ipocrisia che regge i rapporti.

150 donne ogni giorno in Marocco partoriscono al di fuori del legame matrimoniale.

Il film scompone analiticamente l’articolo 490, prima citandolo testualmente in una didascalia all’inizio del film, per poi controbilanciarlo attraverso una storia che cerca l’elemento umano ignorato dalla legge.

Pur essendo marocchina per ambientazione della storia, la descrizione delle classi sociali è universale: l’universalità del tema che emerge dal film – con una descrizione drammatica nella sostanza, e a volte ironica nella forma – attiene alle disuguaglianze tra le classi sociali, esistenti più o meno allo stesso modo in tutto il mondo occidentale (di cui anche il Marocco, inteso nel senso della geopolitica, cioè del capitalismo occidentale, fa parte.)

Sofia, vent’anni, vive in centro a Casablanca con i suoi genitori (Zineb e Faouzi, interpretati da Nadia Niazi e Faouzi Bensaïdi).

È un po’ sgraziata e introversa, e non le deve essere facile confrontarsi con la personalità della zia Leila (Lubna Azabal), della madre, e ancor più della cugina Lena (Sarah Perles), che è svelta d’intuito e disinvolta. Quest’ultima ha il padre francese – Jean-Luc, fuori campo per tutto il film, ma dalla forte influenza – vive ad Anfa in una casa spettacolare sull’oceano, e se non bastasse è una brillante specializzanda in oncologia.

Durante un pranzo di famiglia (presente anche una coppia di imprenditori agricoli francesi che trattano un affare con i genitori e gli zii), Sofia ha violenti crampi allo stomaco. Per Lena, che viene in suo aiuto, è presto chiaro che la cugina è incinta, e che lei per prima ha ignorato i sintomi della gravidanza.

Usando come scusa la necessità di recarsi in farmacia, Lena prende l’iniziativa di portare Sofia all’ospedale: grazie alle sue conoscenze, riesce a farla entrare e qui dà alla luce il bambino, fuori dal matrimonio, quindi illegalmente…

Da questo momento, Sofia (con un volto che ne rivela tutta la stanchezza e la confusione) ha 24 ore per risolvere un grosso problema: sposarsi per non infrangere la legge.

Appena uscite dall’ospedale nel quale non hanno il diritto di restare, le due ragazze s’incamminano (con il neonato strillante tra le braccia) nella notte e nel quartiere antico e popolare di Derb Sultan alla ricerca di Omar (Hamza Khafif), che Sofia indica come il padre e che è un perfetto sconosciuto per tutta la sua famiglia (molto più agiata), la quale entra presto in scena quando scopre il segreto. Adesso si tratta di difendere l’onore di Sofia, di trovare una soluzione, un accordo che possa soddisfare tutte le parti e salvare la faccia dal punto di vista sociale…

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